Luoghi comuni
Ogni pagina parte da quello che si sente dire in sala prove e nei negozi, e lo prende frase per frase: vero, falso o dipende. Alla fine, una scheda per ogni scatto della manopola e cinque cose da controllare prima di ordinare.
Sul palco l'elettronica conviene quando il fonico vuole ogni pezzo su un canale, quando servono basi e click, o quando il locale impone un volume basso. Per tutto il resto un kit acustico microfonato resta più semplice. Spesso la via di mezzo è un pad multiplo accanto alla batteria che hai già.
In cuffia il suono resta tuo, ma il colpo del pedale e delle bacchette viaggia nel rack e poi nel pavimento. Pelli mesh, pedali pensati per il basso volume e una base che assorbe contano più del modulo. I piatti a volume ridotto servono solo se sotto c'è una batteria acustica.
Una grancassa da 18 o da 16 pollici occupa meno spazio e si carica in macchina con meno fatica, ma un rullante da 14 pollici resta un rullante da 14 pollici. Le batterie compatte risolvono lo spazio e il trasporto, non il volume. Per abbassarlo servono pelli, smorzatori e piatti a volume ridotto.
In un duo acustico il cajón fa il lavoro di grancassa e rullante insieme, e in una stanza piccola basta. La cordiera regolabile o disattivabile conta più del legno, e appena il locale si riempie i bassi vanno ripresi con un microfono o un pickup.
Per cominciare in una stanza normale bastano un paio di bongo o una sola conga su supporto: la seconda conga arriva dopo. Le mini conga da 9 e 10 pollici sono una scelta sensata per chi ha poco spazio, e per studiare in silenzio esiste un pad a forma di pelle da conga.
Il diametro della pelle decide quasi tutto: sotto i 20 cm il djembe è un giocattolo serio, sopra i 30 cm diventa uno strumento che riempie una stanza. La pelle di capra ha lo slap più vivo, quella sintetica tiene l'accordatura con qualsiasi clima, e nessun djembe è davvero discreto.
I piatti a basso volume tagliano il rumore di circa quattro quinti, non lo azzerano. Hanno senso per studiare su un kit acustico in casa o per una serata unplugged; non hanno senso se il problema è la grancassa o se vuoi registrare un suono da palco.
La lega conta, ma meno di quanto racconta il banco del negozio. B20 vuol dire più stagno e di solito un suono più scuro e complesso; B8 vuol dire una lamiera più rigida e un suono più diretto. Spessore, martellatura e tornitura cambiano un piatto quanto la lega, a volte di più.
Per chi parte da zero il kit completo è la strada più semplice: fusti, hardware, piatti, sgabello e pedale arrivano insieme. Il set di fusti ha senso quando hai già i piatti e l'hardware, o sai che li comprerai a parte. In entrambi i casi la misura della grancassa conta più del legno.
In sala prove la batteria della sala è quasi sempre stanca, e il rullante e i piatti sono le due cose che cambiano di più il suono. Portare almeno rullante, hi-hat e un crash ha senso; il resto dipende da quanto pesa la borsa e da quante scale ci sono.
Il metallo aggiunge attacco e armonici, ma da solo non decide quanto forte suona un rullante. Profondità del fusto, spessore dei cerchi e accordatura pesano almeno quanto il materiale: un acero profondo con cerchi pressofusi può farsi sentire più di un acciaio basso.
Il crash giusto dipende dalla stanza prima che dal genere. In una camera o in una sala piccola un 16 thin basta e avanza; il 18 e i modelli heavy servono quando ci sono amplificatori da superare. Il peso, quando la scheda lo dichiara, dice più del nome.