Mezza voce è il cran di una stanza chiusa con vicini tolleranti: si sente fuori dalla porta, ma non fa tremare i vetri. Ci stanno i cajón, molti djembe e tamburi a mano, gli splash, le batterie acustiche compatte e i rullanti poco profondi.
Le schede sono più di mille e la metà sono percussioni: tutti i cajón, gran parte dei djembe, più di un terzo delle conga e dei bongo. Seguono le batterie acustiche, quasi trecento, in buona parte con cassa da 20 pollici o meno, poi i piatti piccoli e sottili e una ottantina di rullanti.
A mezza voce si suona in un appartamento a orari ragionevoli, con qualche accorgimento: pelli porose, bacchette più leggere, un tappeto spesso sotto il kit. Ogni reparto ha il suo blocco in ordine di voto, così trovi in fretta lo strumento più apprezzato di ogni famiglia.
Per scendere a sottovoce con le stesse mani si cambia lo strumento, non il gesto: un kit con pad in rete, un handpan suonato con i polpastrelli, uno shaker al posto del tamburello. Il ritmo che studi resta tuo, il vicino sente solo un fruscio.
Chi resta su un cajón o un bongo può lavorare sulla mano: palmo morbido, colpi vicini al bordo, niente schiaffi pieni al centro. Un panno sottile fissato dentro la cassa del cajón taglia il basso che rimbomba nelle pareti.